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Il mercato non è il nostro nemico. Molto spesso siamo noi.

Data pubblicazione: 19 ottobre 2026

Autore: Andrea Tonina

Primo_Piano
Rappresentazione visiva dell'articolo: Il mercato non è il nostro nemico. Molto spesso siamo noi.

Dopo molti anni trascorsi nel mondo della consulenza finanziaria, c'è una convinzione che si è rafforzata sempre di più.

Quando un investimento non raggiunge gli obiettivi sperati, raramente la causa è soltanto il mercato.

Molto spesso siamo noi.

Le nostre paure, le nostre convinzioni e soprattutto le nostre emozioni.

Perché le decisioni finanziarie raramente sono completamente razionali. Spesso vengono influenzate dalle notizie che ascoltiamo ogni giorno, dai commenti degli amici, dai titoli dei giornali e da quella sensazione che ci porta a pensare di dover fare qualcosa proprio quando sarebbe meglio fermarsi a riflettere.

Le cattive notizie fanno più rumore

Vi siete mai accorti che i telegiornali non aprono quasi mai con una notizia del tipo:

"Anche oggi i mercati hanno creato valore per milioni di risparmiatori."

Al primo calo, invece, compaiono immediatamente titoli come:

"Bruciati miliardi in Borsa."

È normale che queste informazioni generino preoccupazione.

Il problema nasce quando prendiamo decisioni di lungo periodo basandoci sulle emozioni del momento.

Ed è proprio qui che il consulente finanziario può fare la differenza: non perché sia in grado di prevedere il futuro, ma perché aiuta a mantenere la rotta quando le emozioni rischiano di prendere il sopravvento.

La storia di Mario

Qualche tempo fa un cliente, che chiamerò Mario, mi telefonò in una fase di volatilità dei mercati.

Avevamo costruito insieme un piano di investimento di lungo periodo. Gli obiettivi erano chiari, l'orizzonte temporale era corretto e gli investimenti stavano andando molto bene, con risultati che in alcuni casi superavano il 40%.

Poi arrivarono un paio di giornate negative.

Nulla di straordinario. Una normale correzione di mercato.

La prima telefonata fu tranquilla.

La seconda, il giorno successivo, fu molto diversa.

Mario era in panico e voleva vendere tutto.

La cosa interessante è che non era cambiato nulla.

Gli obiettivi erano gli stessi.

Gli investimenti erano gli stessi.

L'orizzonte temporale era lo stesso.

Era cambiata soltanto una cosa: il suo stato emotivo.

Ed è proprio questo il punto.

Molto spesso non vendiamo perché è cambiata la qualità di un investimento. Vendiamo perché è cambiato il modo in cui ci sentiamo.

L'errore più costoso

Esiste un aspetto che molti investitori sottovalutano.

I migliori giorni di mercato arrivano spesso nei periodi più difficili.

Quando c'è paura.

Quando le notizie sono negative.

Quando molti stanno pensando di uscire.

Perdere anche soltanto poche delle migliori giornate può compromettere in modo significativo il risultato di un investimento costruito in anni di pazienza.

Per questo motivo uscire dal mercato è facile.

La vera domanda è sempre la stessa:

quando rientriamo?

Tre errori che vedo continuamente

Cercare la gratificazione immediata

Un investimento sale rapidamente, guadagniamo qualcosa e decidiamo di vendere.

La soddisfazione è immediata.

La domanda è: stavamo investendo per qualche mese o per i prossimi dieci anni?

Guardare quello che fanno gli altri

"Un mio amico ha guadagnato il 20%."

È una frase che sento spesso.

Ogni investimento, però, dovrebbe essere costruito sui propri obiettivi, non sui risultati raccontati da qualcun altro.

Pensare di aver capito tutto

Dopo qualche operazione andata bene si rischia di credere che investire sia semplice.

I mercati hanno sempre avuto la capacità di ricordarci quanto sia importante mantenere umiltà e disciplina.

Conclusioni

Nel corso della nostra vita vedremo crisi, guerre, inflazione, recessioni e fasi di forte volatilità.

Non possiamo controllare questi eventi.

Possiamo però controllare il nostro comportamento.

E forse è proprio questa la lezione più importante che ho imparato in tanti anni di professione:

il successo negli investimenti raramente dipende dal trovare l'investimento perfetto. Molto più spesso dipende dalla capacità di non sabotare, con le nostre emozioni, un buon piano costruito nel tempo.


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Andrea Tonina

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