Vai al contenuto principale
Logo Fineco Bank

Inflazione e tassi di interesse: cosa succede davvero ai nostri soldi?

Data pubblicazione: 05 ottobre 2026

Autore: Andrea Tonina

Primo_Piano
Rappresentazione visiva dell'articolo: Inflazione e tassi di interesse: cosa succede davvero ai nostri soldi?

Se accendiamo la televisione, leggiamo un giornale o ascoltiamo un telegiornale, ci imbattiamo continuamente in due parole: inflazione e tassi di interesse.

Ne sentiamo parlare così spesso che rischiamo quasi di non farci più caso.

Eppure si tratta di due fenomeni che incidono profondamente sulla nostra vita quotidiana.

Influenzano il valore dei nostri risparmi, il costo dei mutui, il rendimento degli investimenti e, in ultima analisi, la capacità del nostro patrimonio di aiutarci a realizzare gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Come faccio spesso nei contenuti che condivido, questo articolo non nasce per gli addetti ai lavori.

I professionisti del settore conoscono questi argomenti molto meglio di quanto possa spiegarli io.

Vorrei invece rivolgermi a chi ha poca familiarità con questi concetti ma desidera comprenderli meglio, perché sono convinto che prendere decisioni finanziarie consapevoli richieda prima di tutto una buona comprensione di ciò che accade intorno a noi.


Partiamo da una domanda semplice: che cos'è l'inflazione?

Quando sentiamo dire che l'inflazione è al 2%, al 3% o al 5%, stiamo parlando dell'aumento generale dei prezzi di beni e servizi nel tempo.

In Italia il dato viene elaborato dall'ISTAT attraverso l'analisi di un paniere composto da centinaia di prodotti e servizi che rappresentano le spese delle famiglie: alimentari, trasporti, energia, abitazione, sanità, comunicazioni e così via.

Ogni categoria ha un peso diverso.

È evidente che il costo dell'abitazione o dell'energia incida molto più sul bilancio familiare rispetto ad altre spese meno frequenti.

Sulla base di queste rilevazioni viene poi costruito l'indice che misura l'andamento dei prezzi.

Fin qui la teoria.

Il punto, però, è che l'inflazione non è solo un numero che leggiamo sui giornali.

L'inflazione è qualcosa che viviamo tutti i giorni.


L'inflazione che leggiamo e quella che viviamo

C'è un aspetto che considero particolarmente interessante.

L'inflazione ufficiale è una media.

Le persone, invece, non vivono una media.

Vivono la propria realtà.

Una famiglia che percorre 30.000 chilometri all'anno avrà una sensibilità molto diversa al prezzo del carburante rispetto a una famiglia che utilizza prevalentemente i mezzi pubblici.

Chi vive in una casa energivora sarà inevitabilmente più esposto all'aumento dei costi energetici rispetto a chi abita in un immobile di nuova costruzione.

Ecco perché capita spesso di sentire qualcuno dire:

"Dicono che l'inflazione sia al 2%, ma a me sembra molto più alta."

Molto probabilmente non sta sbagliando.

Sta semplicemente osservando la propria esperienza personale.

Per questo motivo, quando parliamo di inflazione, è importante ricordare che esiste un dato statistico e poi esiste la realtà concreta che ogni famiglia sperimenta ogni giorno.


Il vero problema non è l'aumento dei prezzi

A mio avviso, quando si parla di inflazione, si rischia spesso di concentrarsi sull'aspetto sbagliato.

Il problema non è che i prezzi aumentano.

Il vero problema è che il denaro perde potere d'acquisto.

Può sembrare la stessa cosa, ma non lo è.

Pensiamo a una situazione molto semplice.

Molte persone ricordano che dieci o quindici anni fa con 100 euro era possibile fare una spesa importante per tutta la famiglia.

Oggi basta entrare in un supermercato per accorgersi che quei 100 euro vengono spesi molto più rapidamente.

La banconota è la stessa.

Il numero è rimasto invariato.

Quello che è cambiato è ciò che possiamo acquistare con quella somma.

Questo è il vero effetto dell'inflazione.

L'inflazione lavora in silenzio.

Non vediamo diminuire il saldo del conto corrente.

Non riceviamo una comunicazione dalla banca che ci informa che il nostro denaro vale meno.

Semplicemente, anno dopo anno, quel denaro acquista una quantità inferiore di beni e servizi.

È un fenomeno lento, spesso invisibile, ma estremamente concreto.


Perché le banche centrali alzano i tassi?

Quando l'inflazione cresce troppo rapidamente intervengono le banche centrali.

In Europa la responsabilità è della BCE, negli Stati Uniti della Federal Reserve.

Il loro obiettivo non è eliminare l'inflazione.

Un livello moderato di inflazione è considerato normale e persino utile al funzionamento dell'economia.

Il problema nasce quando la crescita dei prezzi diventa troppo rapida.

In queste situazioni le banche centrali hanno uno strumento principale: i tassi di interesse.

Quando aumentano i tassi, il denaro diventa più costoso.

Accendere un mutuo costa di più.

Richiedere un finanziamento costa di più.

Anche le imprese devono affrontare costi maggiori per finanziare i propri investimenti.

Di conseguenza famiglie e aziende tendono a spendere meno.

La domanda rallenta e, con essa, tende a rallentare anche la crescita dei prezzi.

È quello che i telegiornali definiscono spesso "raffreddare l'economia".

Una definizione che può sembrare negativa ma che, in realtà, rappresenta semplicemente un tentativo di riportare la situazione su livelli più sostenibili.


Cosa succede agli investimenti quando i tassi salgono?

Questa è una delle domande che ricevo più spesso.

La risposta è che l'effetto dipende dagli strumenti che stiamo osservando.

Pensiamo alle obbligazioni.

Immaginiamo di acquistare oggi un titolo che offre una cedola del 4%.

Se tra un anno sul mercato vengono emessi titoli analoghi al 5%, è naturale che molti investitori trovino più interessante il nuovo rendimento.

Di conseguenza il valore del vecchio titolo tende a diminuire.

È uno dei meccanismi che spiegano perché obbligazioni e tassi di interesse siano così strettamente collegati.

Anche il mercato azionario può risentire di queste dinamiche.

Le aziende che fanno largo ricorso al debito vedono aumentare il costo del capitale e questo può avere riflessi sui loro utili futuri.

Naturalmente non tutti i settori reagiscono allo stesso modo e non tutti gli investimenti rispondono alle stesse logiche.

Ed è proprio per questo motivo che la diversificazione continua a essere uno degli strumenti più importanti a disposizione dell'investitore.


Il rendimento che conta davvero

Quando incontro una persona per la prima volta e parliamo dei suoi investimenti, la domanda arriva quasi sempre nei primi minuti.

"Quanto rende?"

È una domanda assolutamente legittima.

Tuttavia ritengo che ce ne sia un'altra ancora più importante.

"Quanto valore reale sto conservando?"

Facciamo un esempio.

Supponiamo di ottenere un rendimento del 4%.

A una prima analisi potrebbe sembrare un buon risultato.

Ma se l'inflazione fosse al 3% e dovessimo considerare anche la tassazione, quanto di quel rendimento resterebbe realmente nelle nostre tasche?

E soprattutto, quanto sarebbe cresciuto il nostro potere d'acquisto?

Per questo motivo ritengo che il rendimento reale sia molto più importante del rendimento nominale.

Non mi interessa solamente vedere crescere un numero.

Mi interessa che quel patrimonio mantenga, e possibilmente aumenti, la sua capacità di sostenere i progetti futuri di chi lo possiede.


L'errore più comune: decidere con la pancia

Negli ultimi anni abbiamo vissuto periodi particolarmente complessi.

Pandemia.

Inflazione elevata.

Crisi energetica.

Guerre.

Rialzi dei tassi.

Volatilità dei mercati.

In molti momenti sembrava che la scelta più prudente fosse fermarsi e attendere.

È una reazione comprensibile.

Quando aumenta l'incertezza, la nostra mente tende a cercare protezione.

Il problema è che i mercati raramente si muovono secondo le emozioni degli investitori.

Anzi, molto spesso accade il contrario.

Le decisioni prese sulla base della paura o dell'entusiasmo sono spesso quelle che producono i risultati peggiori.

Per questo motivo continuo a credere nella pianificazione, nella gradualità e nell'importanza dell'orizzonte temporale.

Non perché consentano di prevedere il futuro.

Nessuno può farlo.

Ma perché aiutano a evitare che siano le emozioni del momento a guidare decisioni che avranno effetti per molti anni.


Una certezza che possiamo avere

Esiste una previsione che, per una volta, possiamo fare con una ragionevole tranquillità.

L'inflazione continuerà a esistere.

Non sappiamo se sarà al 2%, al 3% o al 5%.

Non sappiamo quali saranno i prossimi cicli economici.

Non sappiamo come si muoveranno i mercati nei prossimi mesi.

Sappiamo però che il costo della vita tenderà a crescere nel tempo.

Ed è proprio per questo motivo che lascio spesso una riflessione ai clienti.

Molte famiglie mantengono sui conti correnti somme molto importanti, spesso ben superiori alle reali esigenze di spesa quotidiana.

Comprendo perfettamente il motivo.

La liquidità offre tranquillità.

Sapere che il denaro è immediatamente disponibile trasmette una sensazione di sicurezza.

Ma dobbiamo anche essere consapevoli che quella tranquillità ha un costo.

Un costo che raramente vediamo ma che esiste.

Se il denaro rimane fermo troppo a lungo, l'inflazione erode progressivamente il suo valore reale.

Questo non significa che tutta la liquidità debba essere investita.

Assolutamente no.

Ogni famiglia ha esigenze diverse, obiettivi diversi e livelli di serenità differenti.

Significa però che vale sempre la pena interrogarsi su come proteggere il potere d'acquisto del proprio patrimonio nel tempo.


Conclusioni

Quando parliamo di inflazione e tassi di interesse non stiamo parlando di concetti astratti riservati agli economisti.

Stiamo parlando delle nostre famiglie, dei nostri progetti e dei nostri risparmi.

Comprendere questi meccanismi non serve a diventare esperti di finanza.

Serve a fare scelte più consapevoli.

Perché, alla fine, il vero obiettivo di un investimento non è ottenere il rendimento più alto possibile.

Il vero obiettivo è mettere il proprio patrimonio nelle condizioni di sostenere gli obiettivi per cui si è risparmiato, lavorato e costruito nel corso degli anni.

Se c'è una domanda che ritengo davvero importante, non è:

"Quanto posso guadagnare?"

Ma piuttosto:

"Tra dieci, venti o trent'anni, questo patrimonio sarà ancora in grado di fare ciò per cui lo sto costruendo oggi?"

Credo che sia da questa domanda che debba partire qualsiasi ragionamento serio sulla pianificazione finanziaria.

Scarica la guida al Goal Based Investing

La strategia che adotti per investire è fondamentale. In questa guida troverai tutte le informazioni necessarie per comprendere il funzionamento e i vantaggi di una strategia pensata su misura dei tuoi obiettivi personali.

Download
gratuito

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.


Bisogno di una consulenza?

Questo articolo ti è piaciuto?

Disclaimer

Dichiaro di essere l’autore dell’articolo, che non è riferibile a FinecoBank S.p.A. e di cui mi assumo pienamente la responsabilità, di aver rispettato le normative vigenti in materia di trasparenza, comunicazione e pubblicità finanziaria, oltre che aver citato correttamente tutte le fonti, nel rispetto del copyright. Il contenuto degli articoli pubblicati su questo sito non rappresenta in alcun modo una ricerca in materia di investimenti, né un servizio di consulenza in materia di investimenti nè attivita' di offerta al pubblico di strumenti finanziari. Eventuali decisioni che ne conseguono sono da ritenersi assunte dal cliente in piena autonomia ed a proprio rischio. Lo scrivente declina ogni responsabilità circa eventuali danni lamentati in conseguenza delle decisioni di investimento assunte.

Andrea Tonina

Personal Financial Advisor
Ufficio

Via Manzoni n.23
38122, Trento

Telefono

Mostra numero di telefono

Email

Mostra e-mail

Informative

COPYRIGHT © 2026

  • All Rights Reserved
  • Fineco Bank S.p.A.
Disclaimer

Le informazioni contenute nel presente sito internet sono curate da Andrea Tonina e non costituiscono in alcun modo raccomandazioni personalizzate rispetto alle caratteristiche del singolo lettore e potrebbero non essere adeguate rispetto alle sue conoscenze, alle sue esperienze, alla sua situazione finanziaria ed ai suoi obiettivi di investimento. Le informazioni contenute nel presente sito internet sono da intendersi a scopo puramente informativo. Trattasi di informazione standardizzata rivolta al pubblico indistinto (cfr. art 69, comma 1, punto c, Regolamento Emittenti Consob e considerando n.79 della direttiva Mifid 2006/73/CE), con lo scopo di offrire un supporto informativo e decisionale ai propri lettori e ai clienti mediante l’elaborazione di un flusso informativo di testi, dati, notizie, ricerche e analisi attraverso le varie pubblicazioni. FinecoBank S.p.A. non si assume alcuna responsabilità in merito alla correttezza, alla completezza e alla veridicità delle informazioni fornite.